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martedì 8 ottobre 2013

Aikidō e Spada Giapponese Katori Shintō Ryū a Torino


Il 4 ottobre si è tenuto a Torino presso lo Ken Yu Shin Dojo, il primo incontro tra l'Aikido e la Koryu di Spada Giapponese Katori Shinto Ryu.
Il maestro Piero Villaverde 6°Dan dell'Aikikai d'Italia e di Tokyo, all'interno della sua lezione mensile del sabato mattina, ha invitato il nostro Maestro Andrea Re per una lezione introduttiva sul Kenjutsu del Katori Shinto Ryu.



Incontro sulla Spada Giapponese

Pubblichiamo il bellissimo articolo dell'amico Michelangelo Stillante sull'incontro riguardante la Spada Giapponese, tenuto a Milano il 3 ottobre presso il Museo dell'arte e della Scienza di Milano.
Buona Lettura.

  • Definizione di tachi e katana
  • Katana come elemento centrale della vita dei samurai
  • La katana come forma artistica
  • La tecnica della forgiatura
  • Classificazione in base alla lunghezza

La nuova spada, la nuova tipologia chiamata katana, iniziò a manifestarsi intorno al 1480, nel periodo Muromachi, quando ancora questo periodo di produzione viene classificato come Koto o vecchia spada. Tale periodo viene stimato durare fino al 1600, quando nella storia del nihonto iniziò il periodo Shinto o della nuova spada e storicamente parlando iniziò il periodo Edo, dal nome della nuova capitale ove la dinastia Tokugawa stabilì la sua sede. Inizia allora un lungo periodo di pace, che comporta profondi cambiamenti anche nell'armamento del samurai. Sostanzialmente possiamo dire che le differenze tra il pre e post Edo sono da ricercare soprattutto nell'adozione del wakizashi (la spada più corta portata dai samurai insieme alla katana) al posto del tanto (pugnale) e dall'adozione di una spada meno lunga e dalla curvatura (sori) meno pronunciata.
Quindi dall'inizio del periodo Tokugawa (1603) fino al XIX secolo inoltrato (1868, inizio del periodo Meiji) la combinazione daisho, formata dalla katana (dai to, spada lunga) e del wakizashi (sho to, spada corta), fu oggetto di attenzione perfezionista sia utilitaristica che ornamentale, armando la mano di innumerevoli samurai - famosi e non - che si potessero permettere i servizi di un armaiolo stimato o di “periferia”. Nell'ultimo quarto del XIX secolo il daisho venne proibito per legge (con l'emanazione dell'haito rei, 1876) e per non perdere la tradizione l’arte della spada giapponese divenne più ornamentale, senza scopi bellicosi, pur non perdendo la sua potenziale efficacia.

La principale differenza tra la katana e il tachi consiste in due elementi, l’uno strutturale l’altro ornamentale. Strutturalmente parlando la katana ha la curvatura della lama più verso il centro della stessa (torii zori), il tachi più verso il collo, l’impugnatura (koshi zori). La differenza ornamentale è che la katana viene portata con il filo della lama verso l’alto ed infilata alla cintola degli abiti civili, il tachi viene portato appeso in orizzontale al fianco dell'armatura e con il taglio verso il basso. Inoltre la katana era usata per i combattimento tra due “appiedati”, mentre il tachi nei combattimenti a cavallo o dal cavallo contro la fanteria ed è per questa ragione normalmente più lungo (si considera misura normale per un tachi una lunghezza di lama (nagasa) superiore a 75 cm.

Per valutare la bellezza di una katana, una delle caratteristiche che viene maggiormente presa in considerazione è la sua punta okissaki (vedi la terminologia della lama su questo sito). Pur non avendo mai incontrato Fidia, Fibonacci o Pacioli, gli armaioli giapponesi arrivano a stabilire delle proporzioni tra le parti della punta di una katana, o tra la punta e la lunghezza delle katana stessa, che sono quelle della sezione aurea, stabilendo così una proporzione di bellezza ed efficacia che dura da secoli. Si passa poi alla linea di tempra o hamon, cioè quella parte tagliente della lama dove si possono vedere complessi disegni, accuratamente classificati dagli esperti e che forniscono importanti informazioni per l'identificazione dell'epoca (jidai), della scuola (den) e del maestro spadaio (kaji).


Anche in questo caso compare l’eterno simbolo del Giappone, il monte Fuji o Fuji-san, tipico della scuola Hosokawa. Nella immagine a lato vediamo infatti l'oshigata di una lama di Hosokawa Masayoshi, in cui il disegno dell'hamon, in direzione del kissaki, richiama effettivamente il profilo del monte Fuji. Nella fabbricazione delle lame gli spadai si confrontavano anche con le fasi lunari, perché ritenevano che potessero influire e infondere nella katana uno spirito diverso a seconda della fase in cui si cominciava. Non solo, ma questo poteva incidere anche nella scelta della spada da parte di un samurai. Una leggenda narra di una sfida tra due armaioli, Muramasa e Masamune nella costruzione di una katana. Immerse nell’acqua di un torrente per valutare chi riusciva a tagliare cosa e pur essendo molto taglienti entrambe, la lama del primo tagliava qualunque cosa l’attraversasse mentre la lama del secondo non tagliava nulla, le foglie trascinate dalla corrente sembrava evitassero di proposito il taglio della lama. Nella valutazione la seconda venne preferita con la seguente giustificazione : “La prima spada è senza dubbio una spada tagliente, ma è portatrice di sangue, una spada malvagia che non fa differenza fra ciò che taglia. Può essere buona per tagliare farfalle così come teste. La seconda è notevolmente più tagliente delle due, e non taglia senza motivo ciò che è innocente". (da wikipedia)

Le caratteristiche che contraddistinguono una lama vanno ricercate nella sua rigidità, infrangibilità e capacità di taglio. Oltre che la lavorazione e alla scelta del “tempo“ (la lama si forgiava nel mese più freddo o nel più caldo) anche il materiale è importante, sia in qualità che in quantità. Da circa tre tonnellate di materiale di ferro acciaioso con varie percentuali di carbonio, si arriva, dopo un periodo di miscelatura, fusione e raffreddamento della durata di 72 ore nel forno tradizionale tatara a circa una tonnellata di materiale su cui lavorare e forgiare la lama. Scelta di tempo, esecuzione della tempra, temperatura dell’acqua, del fuoco e colore della lama incandescente: questi sono gli ingredienti da misurare per la riuscita di una lama, ma gli ultimi tre sono quelli segreti che un mastro spadaio non rivelerebbe mai.

Analizzata in sezione la lama di una katana del tipo sanmae ossia composta mediante l'unione di tre diverse barre presenta al centro una parte di acciaio morbido, detto shingane, che fornisce alla lama flessibilità e infrangibilità. Questo nocciolo morbido è avvolto da un involucro esterno di acciaio più duro, detto hagane, che rende la lama tagliente e rigida. È presente in varie percentuali e in varie parti della lama, normalmente sui lati, anche una parte di kawagane, o acciaio morbido. La miscela e suddivisione nelle differenti parti della lama di queste tre componenti rende la lama personalizzata, a seconda del materiale utilizzato e delle tecniche costruttive adottate nella scuola, nella località di produzione o dal mastro spadaio che la forgerà.

Questa struttura viene raggiunta con la lavorazione della lama in fase di forgiatura, quando l’acciaio viene lavorato, battuto, tagliato e ripiegato fino a 20 volte per raggiungere lo stato desiderato, creando anche centinaia di migliaia di strati di damascatura talmente fine che è difficile apprezzarla ma che costituisce comunque un'altra delle firme del kaji sulla lama.

Caratteristiche della lama e capacità di taglio sono quindi le caratteristiche fondamentali per la valutazione di una katana. Anche la lunghezza della lama (nagasa) viene quindi analizzata e non è una misura a piacimento ma deve rispettare determinati standard. L’unità di misura adottata è lo shaku (piede, circa 30cm). Il tachi è lungo normalmente più di 2,5 shaku, la katana più di 2, la lama del wakizashi misura tra 1 e 2 shaku, quella del tanto meno di 1 shaku.
Nel valutare il taglio, caratteristica ricercata poiché la katana era essenzialmente un'arma (ed era usata!) la lama veniva provata sui cadaveri o sui prigionieri condannati a morte, misurando sul metro della sezione anatomica più ampia che era possibile tagliare la maggiore o minore efficacia del filo della lama.
L'efficacia della lama naturalmente dipendeva anche dalla manutenzione, che veniva curata non solamente dopo ogni duello od operazione di taglio, pulendola per rimuovere qualunque cosa potesse ossidarla e far perdere la qualità di taglio.

Quando ne fu proibito il porto per legge la katana sopravvisse come oggetto d’arte e di collezionismo e quindi si diede più risalto all’esteriorità della spada, cosa che prima di allora non era presa in grande considerazione dalla maggioranza dei samurai.

Al termine di questa esposizione, durata circa una ora e mezza, il relatore ha risposto alle domande dei presenti, seppur già lo avesse fatto in precedenza.
Ed è qui che ho apprezzato la preparazione di Luca Piatti e il guadagno in termini di comprensibilità, passionalità e capacità di appassionare sull’argomento che ha saputo apportare. Fino a questo punto aveva seguito la traccia dello schema che si era preparato, ma quando ha iniziato ad andare a braccio e misurarsi con l’interesse degli ascoltatori è emersa la preparazione e la grande passione dell’uomo.
Consiglio vivamente di partecipare a questo ciclo di mini conferenze. La prima è stata perduta, ma non del tutto: oltre questo impreciso e risicato resoconto, l’intervento di Piatti sarà pubblicato su Pagine Zen.

Buona katana a tutti!

venerdì 4 ottobre 2013

30° Anniversario FFAAA

Sabato 28 e domenica 29 settembre la FFAAA (Fédération française d'aïkido, aïkibudo et affinitaires) ha festeggiato il 30° Anniversario di attività. Per questa occasione speciale ha presenziato e praticato il Doshu Ueshiba Moriteru alla presenza di quasi 2000 praticanti, compresi 250 provenienti da tutta Europa e dalle Americhe. Hanno praticato, fra gli altri, insieme al Doshu anche Asai Katsuaki Sensei, Christian Tissier Shihan e Okamoto Yoko Sensei.


giovedì 3 ottobre 2013

Katana

Ricevo e volentieri pubblico (da Anonimo, ma tanto so chi sei...) questo interessantissimo documentario sulla forgiatura della Katana. Buona visione!


giovedì 26 settembre 2013

Arco di Trento

Dal 24 al 31 Agosto, la splendida cornice di Arco di Trento (TN) ha ospitato i maestri Andrea Re (Menkyo Okuden), Maurizio Germano (Menkyo Mokuroku) e Domenico Germano (Menkyo Mokuroku), insegnanti di Katori Shinto Ryu della linea Hatakeyama-ha, per uno stage multidisciplinare, in cui i partecipanti hanno praticato tre delle più antiche scuole di arti marziali tuttora esistenti: Katori Shinto Ryu, Hoki Ryu e Asayama Ichiden Ryu. 






mercoledì 25 settembre 2013

Stage di Katori a Torino

Domenica 13 Ottobre 2013 si terrà a Torino, presso la Palestra "Accademia Torino" uno stage di Katori Shinto Ryu Hatakeyama-ha tenuto dal Maestro Andrea Re. Orari 10.00-13.00 15.00-18.00. Quota di partecipazione €30, mezza giornata €25.


venerdì 20 settembre 2013

Ikkyo e i suoi fratelli


Sono steso a terra, faccia sul tatami, mentre tori finisce la tecnica. Ikkyo. Quante volte l'ho fatto? Quante volte ancora lo farò? Probabilmente ennemila. E ogni volta imparo qualcosa di nuovo. La tecnica è fondamentalmente sempre quella, non c'è dubbio, ma salta sempre fuori qualcosa di nuovo. Non importa quanto possa essere migliorato tecnicamente dall'ultima volta che l'ho fatto, ogni Ikkyo è diverso da tutti gli altri eseguiti prima. Perché fare bene Ikkyo non dipende solo da me, dipende dal tori/uke che mi sta di fronte, dalla sue capacità tecniche e fisiche che mettono sempre alla prova la mia capacità di adattarmi e mi consentono di imparare ogni volta qualcosa di diverso. Ikkyo è proprio una grande scuola. Ed è questo che mi piace dell'Aikido, il continuo dinamismo all'interno di un sistema altamente formalizzato e l'incessante miglioramento conseguito grazie al lavoro fatto insieme ai miei compagni. Perché praticando Aikido non si è mai da soli.